MacWorld sottotono? Era la supposizione di molti, vista l’assenza di Steve Jobs e il periodo poco prolifico della Apple. Ciononostante gli addetti ai lavori intervenuti all’ultima fiera di San Francisco della Mela sono usciti dalla sala principale con una forte dose di amaro in bocca. iPhone Nano? iMae e MacBook innovativi? O l’attesissimo Mac Mini? Niente di tutto ciò.
Schiller è riuscito a deludere, dimostrando un carisma anni luce lontano da quello di Jobs, ma la cosa più preoccupante è stata proprio l’assenza di novità eclatanti alla fiera, segno che a Cupertino qualche problemino di troppo evidentemente c’è. Certo, i dati di vendita dei vari prodotti sono veramente ottimi (10 milioni di computer venduti, 3,4 milioni di clienti ogni settimana negli Apple Stores, 6 miliardi di canzoni vendute su iTunes), ma la nostra impressione è che i dati sciorinati siano stati decantati più per autoconvinzione che per informazione.
Veniamo dunque alle (poche) novità. Anzitutto i nuovi servizi iLife ‘09 e (in particolare) iPhoto ‘09. Non grosse rivoluzioni, intendiamoci, ma piccole migliorie e interessanti conferme (come la compatibilità con Facebook) che possono ingolosire gli utenti. Da segnalare soprattutto l’applicazione Faces (che individua automaticamente le foto nelle quali sono presenti delle persone già identificate) e Places (anche in questo caso vi sono associazioni automatiche tra immagini e località o elementi selezionati, il tutto basato su Google Maps). Per il resto immagini tridimensionali, ottimizzazioni su iMovie e simpatici pacchetti come GarageBand (che insegna a suonare uno strumento musicale). Carino, ma niente di eccezionale. La sensazione che permane è quella di un già visto, di una cauta evoluzione senza rivoluzioni. Unica vera nota positiva, il prezzo contenuto: iLife sarà disponibile a fine gennaio per 79 dollari e verrà implementato gratuitamente in tutti gli iMac.
Passiamo allora ai tre annunci veramente importanti di questo MacWorld: iWorks 2009, con nuove transizioni per Keynote, la modalità full screen per Pages e qualche miglioramento per Numbers, al solito prezzo di 49 o 99 dollari (o, ancora più interessante, in un pacchetto comprendente anche Leopard e iLife a soli 169 dollari); il MacBook Pro da 17 pollici, con schermo di 1920×1200p, contrasto 700:1, finitura glossy, peso inferiore ai 3kg e batteria dalla lunga durata (prestazioni: Core 2 duo da 2,94 Gigahertz, 8 GB di RAM da 1033MHz, HDD da 320GB o opzionale SSD da 256GB), il tutto offerto alla non modica cifra di 2799 dollari; iTunes, che si rinnova e cambia finalmente politica nei prezzi: brani a partire da 69 centesimi fino a 1,29 dollari, e ben 8 milioni di titoli senza DRM. E’ senz’altro quest’ultima la novità più intrigante, perchè promette di rivoluzionare in tempi brevi il commercio di musica online, accogliendo finalmente le richieste di milioni di utenti della Rete. L’inizio di una nuova era? Forse, ma la discussione politico-sociale su quello che può scaturire da questa innovazione esula dal MacWorld e dal giudizio che ci apprestiamo a dare alla conferenza Apple.
Perchè se l’ospite musicale a sorpresa Tony Bennett riscalda i cuori della platea, altrettanto non si può dire di questo scialbo MacWorld di Cupertino. Niente Jobs, niente hardware, niente iPhone. Delusione su tutta la linea, bocciatura completa e inevitabile che dovrebbe far riflettere le alte sfere della Mela in vista di nuovi eventi commerciali. La cosa più triste resta comprendere che, dopo questa conferenza, il MacWorld nel 2010 non sarà poi una mancanza così grande: volevano distruggere una tradizione, ci sono riusciti in pieno.


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